UN SOGNO REALIZZATO
di Chiara Castellani
7.11.2013


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Questa è una storia di sognatori e di visionari che non vogliono cessare di sognare: io sogno a cinquantasette anni, l'Ing Matievich (di cui parlerò in seguito) sogna alle soglie dei 90, e mio Papà che ne ha già 92 mi confessa che gli piace sognare. I miei studenti in Africa sognano di avere un diploma, di essere un giorno infermieri... come l'ex studente e oggi infermiere Kikobo che era malato di AIDS ma ora sta bene e si ricorda di avere il virus solo quando deve prendere il suo farmaco e anche se è un adulto ultraquarantenne sogna, fa progetti per il suo futuro e il futuro dei suoi figli nemmeno il virus gli ha rubato il diritto di sognare! Perché è il coraggio di sognare che apre alla vita orizzonti di eternità.

Quel coraggio di sognare che resta il più grande privilegio dei poveri (dicono che i giovani in Italia non sognano più...), sono sogni testardi, che non si fermano di fronte alle avversità e nemmeno di fronte alla guerra

E' questa la storia della Centrale di Kimbau concepita da tre visionari ultraottantenni e realizzata da 3 sognatori ultrasessantenni. Il primo visionario era un prete africano, si chiamava abbé Luhango era il decano della Diocesi quando di fronte alla mia preoccupazione di garantire l'acqua all'ospedale di Kimbau che dirigevo per conto della Diocesi di Kenge e con il sostegno dell'AIFO dal 1991, mi accompagnò a vedere la cascata sul fiume Mvula parlandomi di diga e di turbina. Io ricordo soltanto le mie parole “kele ngolo”, è forte, è potente. La potenza dell'acqua che può tradursi in potenza elettrica (avremmo poi scoperto che i 60 metri di salto potevano tradursi in 200 Kw di potenza). Ma a quei tempi (era il 1994) ero ancora a digiuno di turbine, alternatori, corrente etc: la mia aspirazione era montare sulla cascata una sorta di mulino ad acqua che con una energia puramente meccanica avrebbe dovuto (secondo la mia visione) pompare quell'acqua fino all'Ospedale. Alla luce io non ci pensavo, ci pensava invece l'abbé Luhango, figlio di un paese dove i diamanti e l'uranio scatenano guerre infinite ma dove l'idroelettrico resta la più grande risorsa naturale: il bacino del fiume Congo, quasi interamente nel territorio congolese, è secondo soltanto al Rio delle Amazzoni, che però è diviso su un territorio di almeno sette Paesi. Purtroppo l'Abbé Luhango non ha assistito alla realizzazione del suo grande sogno di portare luce e acqua nel suo villaggio: più di 80 anni per un africano sono veramente moltissimi, e qualche anno dopo passò a miglior vita!

Il secondo e tuttora attivo visionario si chiamava e si chiama Danilo Matievich, un ingeniere navale istriano ormai in pensione che alla bella età di 75 anni, dopo avermi ascoltato raccontare il mio sogno, lo fece proprio cominciando a disegnare il primo progetto della lampadina e a proporlo all'AIFO (associazione Italiana Amici di Raoul Follerau), per denominazione leprologi, per vocazione affamati e assetati di giustizia e di equità nell'accesso al diritto alla salute. Non fu difficile coinvolgerli nel sogno. Furono loro a inviare in Congo il terzo visionario.

Quel visionario si chiamava e si chiama tuttora Mario Menegozzo, un elettrotecnico di Schio che dopo aver lavorato per 50 anni come responsabile dei servizi elettrici del suo ospedale, aveva concluso la sua carriera come insegnante di musica. Suonatore d'organo e sognatore come tutti i musicisti, fu il primo a trasformare il mio desiderio di assicurare l'acqua all'Ospedale nel binomio luce-acqua anzi trinomio se si identifica l'energia elettrica con lo sviluppo della comunità. “Il vero progetto è la popolazione” ripeteva sempre, e cominciò a lavorare assieme alla gente e all'AIFO per mettere le basi per erigere la diga, per montare la condotta forzata, per acquistare una turbina... Con Mario Menegozzo e l'Abbé Luhango arrivammo anche a redigere il documento operativo che doveva essere la base della firma nel 2002 dell'accordo fra la Diocesi e il Ministero dell'Energia: secondo il detto documento il Ministero dell'Energia doveva incaricarsi di estendere la rete idroelettrica dall'Ospedale (dove cominciava e finiva l'impegno già decennale di AIFO) ai villaggi circostanti. Era quella estensione che avrebbe dovuto non solo rendere la centrale autosostenibile attraverso degli investimenti fonte di reddito, ma anche promotrice dello sviluppo della Comunità di Kimbau. Anche per Mario Menegozzo la vecchiaia doveva scrivere la parola fine alla sua avventura africana, mentre l'AIFO ci chiedeva, nel 2003, alla fine della guerra e dopo 8 anni di sogni, con tutte le autorizzazioni del Ministero dell'Energia già nelle mani del Vescovo, di CONCRETIZZARE

Per concretizzare sarebbe stato necessario l'intervento di tre sognatori con i piedi per terra: gli elettrotecnici ultrasessantenni Paolo Moro e Mario Caniatti, (attualemente oltre i 70, ma tuttora non stanchi di Congo e di sogni) che avrebbero portato a realizzazione il progetto fra il 2003 e il 2007, con la consulenza tecnica del terzo sognatore con i piedi per terra, il Dott. Antonio Menna, una vita in Congo per investire in sviluppo idroelettrico “la vera ricchezza del Congo” mi insegnò quando lo conobbi. Come me era ed è innamorato dei Congolesi e del loro inguaribile e contagioso ottimismo. Il Dr Menna non si stancava di ripeterci che era necessario implicare il Ministero dell'Energia Congolese in termini sia tecnici che politici, se si voleva che il progetto non tramontasse fin dall'aurora. Lui come Paolo e come Mario, sognatori ma coi piedi per terra, avevano capito la cosa più importante: per far funzionare la turbina nel tempo, occorreva mettere le basi politiche per il la sostenibilità economica dell'opera. Ciò significava prevedere la partecipazione della popolazione con un comitato di gestione e la firma di un accordo fra la Diocesi e il Ministero dell'Energia per lo sfruttamento dell'Energia in opere redditizie.

Fu il 6 marzo del 2007 che con Mario Caniatti e il sostegno finanziario dell'AIFO accendemmo la prima lampadina a Kimbau (anzi una luminaria di lampadine): erano trascorsi esattamente 13 anni dalla mia prima avventura con l'abbé Luhango sulla famosa cascata. Erano trascorse anche due guerre, centinaia di stragi, 4 milioni di morti che non uccisero la voglia di sognare dei Congolesi. Con l'appoggio politico della Diocesi che fin dall'inizio gestì le relazioni con il ministero dell'Energia, con l'aiuto dell'AIFO e di quei 3 visionari e di quei 3 sognatori, avevamo realizzato il nostro sogno: dare energia ai poveri.

Dicono che i bei sogni durano poco: 15 giorni dopo l'inaugurazione organizzata da AIFO, dall'Ambasciata Italiana e dal Ministero dell'Energia Congolese, il primo maggio 2008, delle vibrazioni inesplicabili provocarono una falla nella condotta forzata. Rimpiazzare i tubi non servì, le vibrazioni continuarono, fino a rasentare il disastro ecologico nel settembre 2008. In quella data, la lampadina di Kimbau sembrò spegnersi per sempre.

Paolo, Mario Caniatti sognatori con i piedi per terra e l'ingenier Matievich da sempre grande visionario assetato di fututo a più di 85 anni, si rimisero a studiare assieme il perché delle vibrazioni, il tutto con l'insostituibile consulenza del Politecnico di Bari che, sollecitato dal Prof. Borri, ha messo a nostra disposizione tutte le sue risorse scientifiche ed umane, Rettore Magnifico in testa ma non certo in coda le giovanissime ed i giovanissimi laureande/ in ingegneria dell'Università di Bari che aggiunsero il loro apporto entusiasta di sognatori in erba. Nel 2011-2012 Mario e Paolo, con dei fondi raccolti da centinaia di gruppi di amici , di ONG, società ed enti (cito solo i principali: AUCI, Peacelink, Gimian, Sant'Egidio, ACEA, Parrocchia S.Tommaso Apostolo, Tutti X tutti, Song-t'aaba, la Ditta Savio di Buia, Pace futuro, Cento artisti per Kimbau ed altri) ripararono i danni causati nel 2008 ed introdussero tutte le modifiche tecniche studiate con il Politecnico di Bari: resistenze di carico, sfogo per il colpo di ariete, giunto per le dilatazioni termiche, modifica e sostituzione della condotta forzata. Non si poté procedere alla messa in moto per la panne di una scheda elettronica del circuito di controllo tensione. A prova effettuata, ci si sarebbe dovuti fermare comunque perchè mancavano ancora i presupposti politici per la sostenibilità del progetto e fu allora che compresi l'importanza di quello su cui i tre visionari e soprattutto i tre sognatori con i piedi per terra avevano insistito fin dall'inizio: il fulcro per il funzionamento nel tempo della Centrale non era tecnico ma POLITICO. Era il febbraio 2012 e nonostante il discorso d'intronizzazione del Presidente della Repubblica che parlava di un programma politico di Centrali su tutto il territorio nazionale, la nostra insistenza anche per iscritto il Ministero dell'Energia non aveva mai ottemperato agli accordi redatti fin dal 1999 e firmati nel 2002. Con tutti i miei amici italiani, si era ormai prossimi a rinunciare.

Non certo l'Ing. Matievich, che nonostante la sua bella età di 88 anni, non voleva ancora tirarsi indietro. Durante la mia ultima puntata in Italia fra Natale 2012 e capodanno 2013 l'Ing. Matievich era in clinica nella sua Trieste d'adozione per la riabilitazione dopo una brutta frattura del femore. Più di un anno prima aveva letto, ritagliato e custodito gelosamente un articolo del Piccolo di Trieste su un'altra istriana, Laura Sustersic, moglie dell'Ambasciatore Tedesco in Congo, anche lei ingeniere del settore idroelettrico. Quando andai a trovarlo e mi fece leggere l'articolo, con gli occhi che gli brillavano accendendogli il volto di anziano come gli occhi di un bambino, era con me il mio amico Marco Confalonieri, un medico Piacentino primario di pneumologia a Trieste che come l'Ing. Matievich e come me, se si mette qualche cosa in testa non molla.

Ma Laura Sustersic, cercata e trovata da Marco su Facebook, non è più in Congo, ha seguito suo marito dal Congo in Venezuela. Quando Marco l'ha contattata via internet, lei (tuttora innamorata del Congo e dei congolesi, un amore comune!) per non deludermi, mi ha indicato il signor Lastrico, impiegato dell'Ambasciata Italiana in Congo.

Il Sig Luigi Lastrico è una persona silenziosa e squisita che ha subito risposto ai miei messaggi mail, mi ha dato appuntamento in Ambasciata e appena sono arrivata in Congo dall'Italia gentilmente mi ha presentato all'Ambasciatore. Che avevo appena incontrato durante il viaggio aereo di ritorno dall'Italia grazie a uno scalo tecnico prolungato ad Addis Abeba, dove come mio solito avevo attaccato bottone con lui e la moglie sentendoli parlare italiano, senza sapere che era l'Ambasciatore italiano in Congo. Dio non dorme mai!

Ricevuta dall'Ambasciatore nel suo ufficio, gli ho subito raccontato la storia della centrale e lui commosso mi ha raccomandato un ingeniere consigliere del Ministro che ha studiato in Italia, un certo Busidi. Ho poi sentito il Dr Menna che mi ha raccomandato un altro consigliere, Antonio Kalondji.

Venti giorni dopo il consigliere del Ministro di cui mi aveva dato le coordinate l'Ambasciatore era con noi al Vescovado e si firmava un accordo di collaborazione provvisorio fra il Ministero dell'Energia e la Diocesi in seguito firmato dal Vescovo e dal Ministro. Stanno lavorando per la centrale e per portare luce ed acqua alla popolazione e una bella domenica mattina, in presenza del Ministro provinciale dell'Energia abbiamo acceso la lampadina della centrale. Per le altre ci è voluto poco: questa notte senza luna dall'Ospedale, illuminato come quel 6 marzo 2007, vedo la fila dei lampioni accesi che scendono fino alla missione, distante 6 Km e anche lei illuminata. Il sogno senza fine si è finalmente realizzato, grazie a l'Ing. Matievich e a tutti quelli che con lui non hanno mai rinunciato a credere nei sogni. Telefonategli se non vi sembra vero: abita a Trieste in via Beccaria il suo numero è sull'elenco

Chiara


 

AGGIUNGERE VITA AI GIORNI
Pubblicato il libro di Rita Levi Montalcini
10.06.3013


 

rita-levi-montalcini-aggiungere-vita-ai-giorni-9788830437630

E’ un libro in cui si raccontano storie di alcune donne con cui Rita Levi Montalcini ha condiviso progetti.

Tra queste donne c’è Chiara Castellani alla quale ha dedicato un capitolo del libro. I proventi di questo libro andranno alla Fondazione Montalcini che a sua volta li distribuirà sui vari progetti di formazione al femminile…tra cui le studentesse di Chiara.

 


Fonte:http://books.secretary.it/scheda-ebook/raffaella-ranise/rita-levi-montalcini-aggiungere-vita-ai-giorni-9788830437630-128593.html

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