#1 Diario di Viaggio

Paolo Moro, Andrea Trivero e Marta Fogliano sono arrivati a Kinshasa. Purtroppo con loro non sono arrivati i bagagli che arriveranno ci auguriamo domani. I bagagli contengono principalmente strumenti medicali, farmaci specifici richiesti dalla Dott.ssa Chiara Castellani per curare i malati più gravi e altre donazioni importanti per lo svolgimento della missione. Questo ritardo cambia il programma della missione ma non cambia assolutamente lo spirito dei nostri volontari.

Chi sono i nostri volontari?

IMG 3844

Potremmo rispondere a questa domanda semplicemente scrivendo "persone incredibili" ma desideriamo aggiungere ulteriori dettagli.

Paolo Moro è l'attuale Presidente di Insieme a Chiara Castellani Onlus e da 25 anni è al fianco della Dott.ssa Castellani, se le lampadine dell'ospedale di Kimbau oggi sono accese è anche per merito suo. Grande cuore ed estremo senso pratico. Paolo conosce il Congo nel bene e nel male e la sua esperienza è diventata speranza per molti giovani congolesi.


Terzo viaggio nel Bandundu per Andrea Trivero, anche lui componente della nostra realtà associativa. Volontario per molti anni in Burkina Faso e oggi coordinatore di un'associazione che promuove il valore della pace e si batte contro le discriminazioni, una vita a favore del prossimo  la sua. Un uomo diretto e senza filtri con un'incredibile sensibilità artistica, sue le numerose  fotografie che raccontano i nostri progetti e la Dott.ssa Castellani.

IMG 3865
Marta Fogliano è una giovanissima ragazza che ha deciso di donare un mese del proprio tempo per sostenere la nostra missione. Perito agrario ma soprattutto portavoce di una generazione attiva e piena di speranza. 

Nei prossimi giorni i volontari raggiungeranno la Dott.ssa Chiara Castellani presso Kenge. Qui  sosterranno l'avanzamento dei nostri progetti, effettueranno ricerche sul campo per comprendere le dinamiche locali, documenteranno i risultati e daranno voce alla Dott.ssa Castellani e ai suoi collaboratori.
Ringraziamo Paolo, Andrea e Marta per l'impegno assunto ma soprattutto auguriamo loro un buon viaggio ed un felice ritorno.

Insieme a Chiara Castellani Onlus

 

 

 

L'idroambulanza che diventa realtà 

E' stata varata l'idroambulanza realizzata interamente al porto di Cremona e voluta dalla onlus Forafricanchildren. A breve la partenza per la Repubblica Democratica del Congo. Ad accogliere il battello ci sarà la Dott.ssa Chiara Castellani che provvederà ad organizzarne l'operatività. L'idroambulanza permetterà di raggiungere i villaggi più remoti che si trovano lungo il fiume Congo e garantirà maggiore copertura per i casi di pronto intervento.
Insieme a Chiara Castellani Onlus ringrazia tutti e tutte coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questa fantastica iniziativa. Un altro piccolo grande passo a tutela del Diritto alla Salute.

________________________________________________________________________________________

STORIA D'AMORE O DI ORDINARIA FOLLIA
Chiara Castellani



Deka era troppo piccola, quando è entrata in prigione, per capire che esiste un mondo al di fuori, libero. Ha scoperto il mondo esterno quando in ottobre dell'anno scorso l'ho mandata alla scuola materna. Ma dalla scuola materna, quando gli altri bambini tornavano a casa, lei tornava in prigione, perché non ha mai avuto un'altra casa. Aveva poco più di un anno quando mamma Mandisa, madre di 4 figli, lei l'ultima, prima di lei due gemelli, ha sorpreso il marito con un'altra donna. Mandisa non ci ha più visto, ha letteralmente perso la testa. Non so esattamente se ha utilizzato un coltello da cucina (quello ben affilato con cui si taglia la mfumbwa) o un bastone. Per pudore non ho mai chiesto i dettagli, so solo che adesso Deka è orfana di padre e sua madre è stata condannata a 10 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Ne ha già scontati due, e due anni di carcere a Kenge sono come 20 anni ovunque altrove.

carcereIl carcere di Kenge è al di fuori dell'immaginazione. Nel settore uomini più di ottanta persone vivono in due stanze dove dormono per terra ammassati, con le cimici e le pulci che li torturano. Nessuno porta loro da mangiare salvo occasionalmente la domenica gli "amici della prigione" che fanno capo alla parrocchia Saint Esprit. Sempre più raramente, perché in questa stagione di sabbia dove non piove da 4 mesi diventa difficile trovare il cibo anche per la propria famiglia. Mandisa è riuscita a far crescere la manioca e la ndunda in un angolo del piccolo piazzale del settore donne, ancora più angusto del settore uomini, ma meno atroce perché c'è un pozzo e loro, le donne della prigione, riescono a mantenere le stanze un po' meno sporche. E' lì, nel settore donne, che consulto i prigionieri. Gli uomini li fanno entrare dal settore uomini, uno ad uno. In teoria nessun uomo può penetrare nel settore donne: se hanno bisogno di acqua la chiedono alle guardie carcerarie. Loro sì, entrano, malgrado siano tutti uomini. 

Mandisa è incinta. Lo sospettavo da un mese, vedendola. Ma lei negava. Poi Deka si è ammalata. Il Direttore della prigione mi ha telefonato, io non ero a Kenge. Allora Anuarite è andata a prenderla, ha visto che era "solo" malaria, l'ha portata a casa sua, l'ha curata. Adesso Deka, che ha 4 anni, ha preso da sola la grande decisione "la mia mamma è Anuarite, io in carcere non torno più". Anuarite, nome dolcissimo di una martire congolese, è anche lei vedova come Mandisa, ma il marito, esattore delle imposte, è stato sgozzato nel 2012 sulla strada di Feshi quando lei era all'ottavo mese di gravidanza. L'ultimo figlio di Anuarite è nato già orfano. Una bocca in più, un bimbo in più pesa in una famiglia che stenta a sbarcare il lunario. Ma Anuarite non ha esitato ad accogliere Deka nella sua capanna di legno, paglia, fango ma con tante capanne attorno e tanti bambini con cui Deka adesso gioca come fanno tutti i bambini della terra. Quando vado a consultare i prigionieri, Deka va a trovare sua madre. Ma non ha dubbi sul fatto che vuole tornare nella sua nuova casa da mamma Anuarite. Mamma Mandisa si è dichiarata d'accordo. Ma mentiva a se stessa. Da sabato scorso ha cominciato a presentare delle convulsioni che sono in realtà crisi isteriche. L'ho consultata al centro di salute, ho confermato una gravidanza di due mesi e qualche giorno. Le ho fatto ascoltare il cuoricino dell'embrione con il mio Doppler. Lei sapeva. Le convulsioni sono dimunuite di frequenza, ma ho capito che dovevo forzare la mano e ricoverarla. Per farla uscire, almeno qualche giorno, da quell'inferno. Poi si vedrà, perché non saprò mai ottenere per lei la grazia. Dove partorirà? Non so ancora, ma non voglio che partorisca in carcere come la madre di Ndidi, che dal carcere invece non è mai uscita perché ha bisogno del latte materno. Anche Ndidi, come Deka è orfana di padre. Anche la madre di Ndidi come Mandisa è stata condannata a 10 anni per omicidio preterintenzionale. Quando era già incinta di suo marito morto a causa di un momento di gelosia irrefrenabile, di fronte al tradimento fragrante. Omicidio fragrante, ma non voluto, non premeditato. Le donne Yaka sono più forti dei loro mariti, sono loro che si sobbarcano tutto il lavoro agricolo, in una terra sempre più arida. Ma la nuova gravidanza di Mandisa non è certo di suo marito, morto 2 anni fa. Chi è il padre, se Mandisa è uscita domenica scorsa per la prima volta in due anni? Non certo un altro carcerato, perché i prigionieri uomini non entrano nel settore donne. Solo le guardie carcerarie possono ed è qui che le madri prigioniere, per sfamare i propri figli finiscono per cedere, prostituendosi per fame di fronte ad uomini armati e incaricati della loro custodia. Ci sono largamente gli estremi della violenza carnale. Ma Mandisa non sa dire chi è il padre del bambino. Sono più di uno, impossibile dirlo. E' più forte di me tutto ciò, mi sembra insopportabile. Aiutatemi voi.

Chiara

VANITY STORIES

CHIARA CASTELLANI

DI VALERIA VANTAGGI

 

“L'Africa è un Paese molto giovane, i figli sono considerati una ricchezza e il 50% della popolazione ha meno di 18 anni. È evidente che è un Paese destinato a crescere e a svilupparsi”


La storia di Chiara Castellani è un poema, è un romanzo di avventura, un racconto d'amore, un'opera epica. In formato Twitter suonerebbe così: medico ginecologo, tra Nicaragua e Africa, sfida le #guerre e ha il coraggio di sognare. La sua vita, una #missioneumanitaria.

Parlare con lei non è semplice: il telefono satellitare si ricarica con una batteria solare, e la linea si prende solo di tanto in tanto, a fatica, con continue interruzioni. Il computer, sì, c'è, ma la connessione non è quasi mai garantita. Si arriva fino a un certo punto, con un'intervista lunga, fatta a puntate. Gli amici in Italia, tantissimi, fanno da ponte, aiutano a trovare foto, video, scritti che possono essere utili per capire di più le scelte di questa donna, da sempre e per sempre in prima linea, tanto da essere nominata Grande ufficiale dell'ordine al merito della Repubblica Italiana. Un punto d'orgoglio per il nostro Paese, anche se non vive più qui da tantissimi anni, da quasi trenta ormai.

«Avevo capito subito che non mi sarebbe interessato lavorare in Italia. A quei tempi in Nicaragua c'era la rivoluzione sandinista e io studiavo in funzione di quello: pensavo ai poveri, alla chiesa accanto a loro. E così, appena laureata, sono partita. Sono stata lì sette anni, finché, terminata la guerra, ho capito che non ci sarebbe stato più bisogno di me: i ragazzi nicaraguensi avevano ricominciato a studiare e cominciavano a esserci i primi medici locali. Non servivo più. Sono allora tornata in Italia, dove ho fatto un master dell'Organizzazione Mondiale della Sanità in Gestione dell'Assistenza Sanitaria di Base. Ottenni una borsa di studio e l'Oms mi volle assumere. Sono andata a Ginevra, ho fatto il colloquio, ho ritirato il contratto, sono tornata a casa e ho immediatamente scritto una lettera di dimissioni. Quel posto non faceva per me. Non me ne sono mai pentita: la mia vita - lo sapevo - era altrove. Detto ciò, avevo bisogno di lavorare e quando ho saputo che l'ospedale di Kimbau, in Congo, cercava un chirurgo, sono andata».

Era il 1990. Chiara è ancora lì, a Kimbau, nella provincia del Kwango a 500 chilometri da Kinshasa.

CONTINUA A LEGGERE

ULTIME NOTIZIE

SIAMO NOI 2017
Sabato, 25 Novembre 2017
L’intervista “Il Congo è la casa della mia anima e della mia vita” Una donna nata medico, nata per salvare vite umane nei paesi più remoti del pianeta. Chiara Castellani, di ritorno dalla sua... Read More...
IMAGE SAVANA ON THE ROAD
Sabato, 28 Ottobre 2017
SAVANA ON THE ROAD Un medico, Chiara Castellani, chirurgo di guerra, da ventisei anni in Africa, la terra sognata sin da bambina, Kikobo, l'infermiere, colpito dall'Aids con cui ha imparato a... Read More...
un grande abbraccio di bene e di tenerezza a Chiara
Mercoledì, 15 Febbraio 2017
Dal mio corpo cresceranno dei fiori, e io sarò dentro di loro: questa è l’eternità. (Edvard Munch) Le amiche e gli amici di Chiara Castellani si stringono in un grande abbraccio di bene e di... Read More...
IMAGE Sul Congo silenzio complice
Venerdì, 06 Gennaio 2017
Read More...
Radio Impegno
Giovedì, 22 Dicembre 2016
CHIARA CASTELLANI A RADIO IMPEGNOE’ possibile riascoltare la notte delle dott.ssa Chiara Castellani a Radio Impegno una notte scandita da voci, storie, emozioni, coraggio … solidarietà: ... Read More...
Insieme a Chiara Castellani Onlus - Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale, ha sede in Roma, Viale Umberto Tupini n.113, C.F.: 90047140745
Sito ottimizzato da Emanuele Cusimano