#2 DIARIO DI VIAGGIO
KENGE 16/10/2015


IMG-20151015-WA0032Ieri pomeriggio la Dott.ssa Castellani ha finalmente accolto i nostri volontari e con loro anche i bagagli fortunatamente recuperati. I farmaci sono stati consegnati e subito utilizzati per alcune emergenze presenti presso il centro Kenge-Kiwani.

"Arrivati a Kenge. Avevamo con noi l'Artesun ed è stato immediatamente iniettato in vena al piccolo Pitciu, da Sabato in coma malarico...ha iniziato ad aprire gli occhi. Ringraziate tutti coloro che hanno donato i medicinali e anche coloro che hanno donato il kit fotovoltaico mobile..." Così ha scritto ieri sera Andrea Trivero allegando alcune foto.

Pitciu è arrivato martedì al centro Dream di Kenge-Kiwani e "Mamma Chiara" non sa ancora se il piccolo ha subìto danni permanenti. Ha aperto gli occhi è un buon segno ma bisogna attendere e sperare.

In attesa dei prossimi aggiornamenti siamo in dovere di inviare un immenso grazie da Kenge a tutti voi sostenitori e sostenitrici di Insieme a Chiara Castellani Onlus.

#1 Diario di Viaggio

Paolo Moro, Andrea Trivero e Marta Fogliano sono arrivati a Kinshasa. Purtroppo con loro non sono arrivati i bagagli che arriveranno ci auguriamo domani. I bagagli contengono principalmente strumenti medicali, farmaci specifici richiesti dalla Dott.ssa Chiara Castellani per curare i malati più gravi e altre donazioni importanti per lo svolgimento della missione. Questo ritardo cambia il programma della missione ma non cambia assolutamente lo spirito dei nostri volontari.

Chi sono i nostri volontari?

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Potremmo rispondere a questa domanda semplicemente scrivendo "persone incredibili" ma desideriamo aggiungere ulteriori dettagli.

Paolo Moro è l'attuale Presidente di Insieme a Chiara Castellani Onlus e da 25 anni è al fianco della Dott.ssa Castellani, se le lampadine dell'ospedale di Kimbau oggi sono accese è anche per merito suo. Grande cuore ed estremo senso pratico. Paolo conosce il Congo nel bene e nel male e la sua esperienza è diventata speranza per molti giovani congolesi.


Terzo viaggio nel Bandundu per Andrea Trivero, anche lui componente della nostra realtà associativa. Volontario per molti anni in Burkina Faso e oggi coordinatore di un'associazione che promuove il valore della pace e si batte contro le discriminazioni, una vita a favore del prossimo  la sua. Un uomo diretto e senza filtri con un'incredibile sensibilità artistica, sue le numerose  fotografie che raccontano i nostri progetti e la Dott.ssa Castellani.

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Marta Fogliano è una giovanissima ragazza che ha deciso di donare un mese del proprio tempo per sostenere la nostra missione. Perito agrario ma soprattutto portavoce di una generazione attiva e piena di speranza. 

Nei prossimi giorni i volontari raggiungeranno la Dott.ssa Chiara Castellani presso Kenge. Qui  sosterranno l'avanzamento dei nostri progetti, effettueranno ricerche sul campo per comprendere le dinamiche locali, documenteranno i risultati e daranno voce alla Dott.ssa Castellani e ai suoi collaboratori.
Ringraziamo Paolo, Andrea e Marta per l'impegno assunto ma soprattutto auguriamo loro un buon viaggio ed un felice ritorno.

Insieme a Chiara Castellani Onlus

 

 

 

L'idroambulanza che diventa realtà 

E' stata varata l'idroambulanza realizzata interamente al porto di Cremona e voluta dalla onlus Forafricanchildren. A breve la partenza per la Repubblica Democratica del Congo. Ad accogliere il battello ci sarà la Dott.ssa Chiara Castellani che provvederà ad organizzarne l'operatività. L'idroambulanza permetterà di raggiungere i villaggi più remoti che si trovano lungo il fiume Congo e garantirà maggiore copertura per i casi di pronto intervento.
Insieme a Chiara Castellani Onlus ringrazia tutti e tutte coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questa fantastica iniziativa. Un altro piccolo grande passo a tutela del Diritto alla Salute.

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STORIA D'AMORE O DI ORDINARIA FOLLIA
Chiara Castellani



Deka era troppo piccola, quando è entrata in prigione, per capire che esiste un mondo al di fuori, libero. Ha scoperto il mondo esterno quando in ottobre dell'anno scorso l'ho mandata alla scuola materna. Ma dalla scuola materna, quando gli altri bambini tornavano a casa, lei tornava in prigione, perché non ha mai avuto un'altra casa. Aveva poco più di un anno quando mamma Mandisa, madre di 4 figli, lei l'ultima, prima di lei due gemelli, ha sorpreso il marito con un'altra donna. Mandisa non ci ha più visto, ha letteralmente perso la testa. Non so esattamente se ha utilizzato un coltello da cucina (quello ben affilato con cui si taglia la mfumbwa) o un bastone. Per pudore non ho mai chiesto i dettagli, so solo che adesso Deka è orfana di padre e sua madre è stata condannata a 10 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Ne ha già scontati due, e due anni di carcere a Kenge sono come 20 anni ovunque altrove.

carcereIl carcere di Kenge è al di fuori dell'immaginazione. Nel settore uomini più di ottanta persone vivono in due stanze dove dormono per terra ammassati, con le cimici e le pulci che li torturano. Nessuno porta loro da mangiare salvo occasionalmente la domenica gli "amici della prigione" che fanno capo alla parrocchia Saint Esprit. Sempre più raramente, perché in questa stagione di sabbia dove non piove da 4 mesi diventa difficile trovare il cibo anche per la propria famiglia. Mandisa è riuscita a far crescere la manioca e la ndunda in un angolo del piccolo piazzale del settore donne, ancora più angusto del settore uomini, ma meno atroce perché c'è un pozzo e loro, le donne della prigione, riescono a mantenere le stanze un po' meno sporche. E' lì, nel settore donne, che consulto i prigionieri. Gli uomini li fanno entrare dal settore uomini, uno ad uno. In teoria nessun uomo può penetrare nel settore donne: se hanno bisogno di acqua la chiedono alle guardie carcerarie. Loro sì, entrano, malgrado siano tutti uomini. 

Mandisa è incinta. Lo sospettavo da un mese, vedendola. Ma lei negava. Poi Deka si è ammalata. Il Direttore della prigione mi ha telefonato, io non ero a Kenge. Allora Anuarite è andata a prenderla, ha visto che era "solo" malaria, l'ha portata a casa sua, l'ha curata. Adesso Deka, che ha 4 anni, ha preso da sola la grande decisione "la mia mamma è Anuarite, io in carcere non torno più". Anuarite, nome dolcissimo di una martire congolese, è anche lei vedova come Mandisa, ma il marito, esattore delle imposte, è stato sgozzato nel 2012 sulla strada di Feshi quando lei era all'ottavo mese di gravidanza. L'ultimo figlio di Anuarite è nato già orfano. Una bocca in più, un bimbo in più pesa in una famiglia che stenta a sbarcare il lunario. Ma Anuarite non ha esitato ad accogliere Deka nella sua capanna di legno, paglia, fango ma con tante capanne attorno e tanti bambini con cui Deka adesso gioca come fanno tutti i bambini della terra. Quando vado a consultare i prigionieri, Deka va a trovare sua madre. Ma non ha dubbi sul fatto che vuole tornare nella sua nuova casa da mamma Anuarite. Mamma Mandisa si è dichiarata d'accordo. Ma mentiva a se stessa. Da sabato scorso ha cominciato a presentare delle convulsioni che sono in realtà crisi isteriche. L'ho consultata al centro di salute, ho confermato una gravidanza di due mesi e qualche giorno. Le ho fatto ascoltare il cuoricino dell'embrione con il mio Doppler. Lei sapeva. Le convulsioni sono dimunuite di frequenza, ma ho capito che dovevo forzare la mano e ricoverarla. Per farla uscire, almeno qualche giorno, da quell'inferno. Poi si vedrà, perché non saprò mai ottenere per lei la grazia. Dove partorirà? Non so ancora, ma non voglio che partorisca in carcere come la madre di Ndidi, che dal carcere invece non è mai uscita perché ha bisogno del latte materno. Anche Ndidi, come Deka è orfana di padre. Anche la madre di Ndidi come Mandisa è stata condannata a 10 anni per omicidio preterintenzionale. Quando era già incinta di suo marito morto a causa di un momento di gelosia irrefrenabile, di fronte al tradimento fragrante. Omicidio fragrante, ma non voluto, non premeditato. Le donne Yaka sono più forti dei loro mariti, sono loro che si sobbarcano tutto il lavoro agricolo, in una terra sempre più arida. Ma la nuova gravidanza di Mandisa non è certo di suo marito, morto 2 anni fa. Chi è il padre, se Mandisa è uscita domenica scorsa per la prima volta in due anni? Non certo un altro carcerato, perché i prigionieri uomini non entrano nel settore donne. Solo le guardie carcerarie possono ed è qui che le madri prigioniere, per sfamare i propri figli finiscono per cedere, prostituendosi per fame di fronte ad uomini armati e incaricati della loro custodia. Ci sono largamente gli estremi della violenza carnale. Ma Mandisa non sa dire chi è il padre del bambino. Sono più di uno, impossibile dirlo. E' più forte di me tutto ciò, mi sembra insopportabile. Aiutatemi voi.

Chiara

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