Il Valore dell'Accoglienza
25 dicembre 2015

Per Natale, festa dell'accoglienza (ma furono i pastori e gli animali che seppero accogliere Maria incinta con le doglie, non certo chi a tal compito preposto...), voglio raccontare la storia di Dodo e di Anuarite.
Anuarite è vedova dal 2012 quando suo marito è stato sgozzato sulla strada di Feshi da dei criminali probabilmente venuti da oltre confine (Feshi è prossimo all'Angola). In seguito i criminali erano stati identificati e arrestati ma hanno corrotto i giudici e attualmente sono a piede libero.

Maman Lucie non voleva uccidere, aveva perso la testa, accecata dalla gelosia, anche perché la piccola Dodo era nata da poco. E' stata condannata a dieci anni di reclusione.

Anuarite é rimasta vedova quando era all'ottavo mese di gravidanza del suo ultimo figlio, Mbuta, che non ha mai conosciuto suo padre. Lei ha una capanna di legno e paglia e fa fatica a mantenere i suoi figli, senza contare sua madre, anche lei vedova e deformata dall'artrosi e i suoi 4 fratelli. Il solo salario, magro, è quello di Anuarite che lavora come infermiera al centro Dream/Mudiso.
Dodo è cresciuta in prigione. Non conosceva altre realtà finché Anuarite ha cominciato a portarla all'asilo insieme alla sua bambina. Dopo l'asilo tornava in prigione, che considerava la sua sola casa.
Quando Dodo, dopo una brutta malaria per la quale Anuarite da brava infermiera l'aveva curata a casa sua, si è sentita guarita ha detto ad Anuarite: "Io sono una bambina, non ho fatto niente di male, perché devo stare in prigione? Sei tu la mia mamma, questa è la mia casa, Alice e Mbuta sono i miei fratellini".
Anuarite non conosce la famiglia di Maman Lucie, ma non ha avuto difficoltà ad aggiungere un'altra bocca alle numerose già a suo carico.
Dodo non ha un padre, ma ha due madri ed è una bambina felice.

                                                                                                                                                                                                                         Chiara Castellani

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La piccola Dodo con Paolo Moro e mentre fa il bagno nella sua nuova casa con Mamma Anuarite

#4 DIARIO DI VIAGGIO
Luce al Centro Dream Kenge-Kiwani 23/10/2015

 

presentazione a Mudiso

La settimana scorsa Insieme a Chiara Castellani Onlus è stata presentata ufficialmente a Monsignor Mudiso, Vescovo di Kenge, conosciuto per il suo impegno contro la corruzione. Chiara e il Vescovo si conoscono da molti anni e insieme hanno reso possibili i risultati sino ad oggi ottenuti a favore del diritto alla salute e allo studio.

Dopo aver ufficializzato il nostro impegno sono stati avviati i lavori presso l'ambulatorio medico della prigione, Casa G.Riccio e il centro Dream Kenge-Kiwani. Inoltre è stato effettuato un sopralluogo presso l'ospedale di Kingala Matele, centro di riferimento per l'area di Matele e Kikongo.

Ieri, 22 Ottobre 2015 alle ore 20:51 abbiamo ricevuto questo fantastico messaggio: "E' arrivata la luce al centro Dream!". Nei video a seguire potete ascoltare le parole felici della Dott.ssa Castellani e un breve video che mostra gli infermieri finalmente operativi senza l'uso di torce.


Esultiamo di gioia ma allo stesso tempo cala un velo di tristezza nel pensare che nel 2015 ci sono ancora ospedali privi di energia elettrica ed acqua corrente.


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ARRIVEDERCI ZIO DANILO

Domenica 4 ottobre è mancato Danilo Matievich, grande amico della famiglia di Chiara e di altre persone nella  nostra associazione.

 

Conosciuto da tutti come "zio Danilo", nato a Trieste circa 90 anni fa, l'ing. Matievich è stato progettista della centrale elettrica di Kimbau, a cui si è dedicato con grande energia e determinazione per molti anni.( Centrale di Kimbau un sogno realizzato).
In questo momento di tristezza vogliamo pensarlo in partenza dalla sua Trieste, in viaggio  verso "lontane rade", come nei versi di Biagio Marin che amava tanto.
Come ha detto Chiara, arrivederci zio Danilo. Ci vediamo domani a Kimbau, nella cabina di comando della centra
le.

12074521 1127453633949869 7117204933987728590 n                                                              Credit: Archivio Barcolana / Studio Borlenghi

#3 DIARIO DI VIAGGIO
LA PRIGIONE 19/10/2015


La vita nel carcere di Kenge, come in altre carceri del mondo, è una lenta tortura. Non esiste recupero nè riabilitazione, ma la pena consiste nella disumanizzazione e nella debilitazione di corpi e menti. Nella sezione maschile c'è chi mangia una volta a settimana, la struttura presenta disumane condizioni igienico sanitarie, ci sono pulci ovunque e l'acqua che viene distribuita spesso è contaminata. Andrea Trivero scrive così a riguardo: 

" ...oppure dei carcerati del villaggio di Kenge a cui lo Stato non dà da mangiare ma solo l’acqua. Chi non ha la famiglia vicino sta morendo di fame. Chiara visita i malati una volta a settimana. Ieri sono entrato nel carcere e sono stato scaraventato indietro di ottant’anni direttamente in un campo di concentramento. Cinque carcerati ridotti a 30 kg che strisciavano verso di noi. I loro occhi non riesco a togliermeli dalla pelle. Ieri pomeriggio abbiamo girato tutto il tempo per recuperare sacchi di fufû, niebè e schenille per loro e così oggi hanno potuto mangiare."

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Riceviamo alcune fotografie ed un video (a seguire) che purtroppo ha subìto dei danni audio.

"Non vedevo l'ora che finissero le batterie della fotocamera per scappare fuori... Nonostante la sua esperienza anche Chiara sembrava non vedere l'ora che la lista dei pazienti terminasse."
Impotenza. Questo è quello che Andrea prova a spiegarci nel resto della conversazione.

Nei prossimi giorni i nostri volontari proveranno ad eseguire alcuni lavori per migliorare le condizioni dell'ambulatorio medico. Garantire un letto almeno per le visite, i medicinali, cibo per coloro che non hanno parenti fuori dalle mura...

 



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Pensavamo fosse più facile raccontarvi le ultime notizie inviate dai nostri volontari ma questa volta siamo stati messi alla prova.
Ci chiediamo come poter descrivere senza troppi filtri e darvi una visione più chiara e vicina alla realtà. Non è facile comunicare tale abbandono umano.  Quello che sappiamo comunicare con certezza è che proveremo sino in fondo a cambiare queste dinamiche, che non lasceremo sola la Dott.ssa Chiara Castellani e faremo di tutto affinchè il Diritto alla Salute possa essere rispettato.



A seguire potete leggere gli altri articoli che parlano del carcere di Kenge.

STORIA D'AMORE O DI ORDINARIA FOLLIA
Kenge, estate 2014

Visitare i carcerati
Carcere Kenge

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