Da anni seguiamo la formazione professionale di giovani infermieri e medici sostenendoli attraverso borse di studio. Grazie al tuo contributo Chiara Castellani ha trovato validi collaboratori sperando possano essere loro stessi promotori di ulteriori iniziative e progetti per migliorare la situazione sanitaria del Bandundu.

Borse di studio

Il centro di salute Kenge-Kiwani è diventato polo di riferimento nella cura e prevezione AIDS e offre quotidianamente supporto contro le malattie legate alla malnutrizione.La struttura non possiede energia elettrica, acqua corrente, nè importanti strumenti medicali rendendo il lavoro della dott.ssa Chiara e del suo team non efficiente.Insieme possiamo ottenere un cambiamento.

Centro Kenge-Kiwani

In molte carceri del mondo non c'è giustizia, assistenza medica nè beni di prima necessità. Nel 1996 Chiara Castellani ha portato alla luce la realtà del carcere di kenge, un luogo che ospita un centinaio di persone costrette a vivere in condizioni precarie e che hanno bisogno di cure mediche.Aiutaci a realizzare un ambulatorio medico.

Ambulatorio medico nel carcere di Kenge

Ci sono centri abitati nel Bandundu che vivono nel più completo isolamento, avamposti inaccessibili con mezzi di trasporto, privi di ospedali e strutture basilari che possano garantire il diritto alla vita. E' per questo che per molte donne la gravidanza diventa una sfida, un viaggio, camminando per kilometri alla ricerca di un centro medico che possa aiutarle.Aiutaci ad essere presenti sul territorio.

Centri assistenza al parto

Siamo felici di informarvi che la Dott.ssa Chiara Castellani sarà in Italia dal giorno 23 Novembre sino al giorno 29 Dicembre 2016. Anche quest'anno sarà ospite in diverse città, da nord a sud per raccontare il lavoro svolto sino ad oggi e i nuovi impegni da realizzare. A breve pubblicheremo il calendario con le prime date.

Chiara Castellani in Italia!

Al Presidente Carlo Azeglio Ciampi e a sua moglie Franca con affetto e riconoscenza
20-09-2016

 

5313La notizia che il Presidente Ciampi (perchè per me è rimasto il presidente) è rientrato alla casa del Padre mi sorprende nella nostra Africa che proprio perché ci appartiene reciprocamente ci aveva portato quel giorno a incontrarci. Fisicamente certo, ma ben al di là che fisicamente. E' stato un incontro di anime, che dura tuttora, e con la stessa intensità adesso che Lui ci ha lasciato.

Sapete? Sulle prime quel giorno io non ci volevo proprio andare al Quirinale: nata per il servizio, sono allergica alle onorificienze. Mi sentivo all'inizio come un pesce fuor d'acqua. Con i miei pantaloni di flanella grigia e il maglioncino di lana verde, senza trucco, senza acconciatura, i capelli raccolti da un elastico giallo... Non potevo certo cambiare il mio look, sono io e anche quel giorno volevo continuare ad esserlo. Ma Lui l'aveva capito. Quando mi prese la mano sinistra e con la sua destra mi ha tenuto la spalla, guardandomi negli occhi con l'affetto di un padre. Mentre la signora Franca, a cui Lui mi aveva indirizzato, mi sorrideva con l'affetto di una madre. E da quel magico momento non eravamo più al Quirinale, con tutto il suo sfarzo e protocollo, io ero già rientrata nel mio mondo, che da sempre è quello dove i sogni diventano realtà, e Lui mi ci stava riaccompagnando ed incoraggiando a sognare.

La capacità di continuare a sognare anche quando non si è più bambini riporta ciascuno di noi all'ottimismo dell'infanzia, così simile all'ottimismo cristiano, che ho appreso da mio Papà, così simile all'ottimismo africano in cui il Presidente quel giorno mi ha ulteriormente rinforzato. Da quel giorno ho cominciato a sentire il Presidente come un secondo Papà, quasi coetaneo con il mio e con il quale come per il mio Papà la differenza di età non si sentiva, perché la freschezza dei sogni era viva e comune, l'amore per la vita che ti fa aprire agli altri e agli orizzonti sterminati dell'Africa. Terra delle grandi tragedie e delle grandi speranze, terra dove io con Lui abbiamo continuato ad aiutare gli africani a realizzare i loro sogni. E a far loro esigere il diritto di sognare.

Ottimismo africano perché in Africa la vita è eternità e come tale esorcizza la paura della morte, che diviene una parte della vita, e la vita non muore: non può morire, perché per ogni Uomo che oggi muore, altre ne nasceranno, in seno alla stessa famiglia allargata, e continueranno a vivere assieme a lui in comunione e sinergia. La vita è intrinsecamente eternità, come è eterno il tempo (che appartiene all'uomo che non sarà mai schiavo del tempo) perché entrambi sono eredità collettiva, che si trasmette di padre in figlio nella “Kikanda”, la discendenza, che come per Abramo si desidera numerosa come le stelle del cielo. E la progenitura è il viatico per conquistare l'eternità della vita. Perché generare, trasmettere vita significa innanzitutto non morire, ma entrare a far parte del mistero eterno della vita.

Per questo da quando il Presidente accettò quel giorno di essermi Padre, anche Lui è entrato a far parte di questa dimensione africana di eternità immanente dell'Uomo e delle cose, e quindi anche Lui continua oggi a vivere e a camminare con noi nell'eternità del cammino dell'esistenza umana.

Chiara Castellani

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Insieme a Chiara Castellani Onlus - Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale, ha sede in Roma, Viale Umberto Tupini n.113, C.F.: 90047140745
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